Genovese, 'voglia di commedia in sala perché ridere ci fa stare bene'
Il regista ai talenti di Cortinametraggio "non smettete di essere originali"
(di Alessandra Magliaro) La voglia di ridere "c'è sempre, il riso è qualcosa di unico che non puoi scegliere, arriva spontaneo se ci sono le condizioni, arriva trasversale e accade per tutti nello stesso modo ovunque. Ce n'è oggi in questa epoca più necessità al cinema? A questa domanda rispondo che sarà anche così ma in qualunque momento storico è accaduto. La richiesta di leggerezza è storia dell'intrattenimento e gli esempi sono infiniti da Charlie Chaplin in poi", osserva all'ANSA Paolo Genovese, uno dei re del box office italiano. . Il regista di Perfetti Sconosciuti e di Follemente ha ultimato Il rumore delle cose nuove, dal suo libro pubblicato con Einaudi e con al solito un cast corale con Emanuela Fanelli, Claudia Pandolfi, Vittoria Puccini, Stefano Accorsi, Lino Musella, Edoardo Pesce, Rolando Ravello, Claudio Santamaria. "Mi piace pensare piuttosto a quello che ti dà la commedia al cinema: il senso di comfort, di sensazioni positive, di essere a proprio agio, protetto, sicuro, ecco di questo secondo ne abbiamo tanto bisogno ora", sottolinea dopo aver dialogato a lungo con i giovani registi in concorso a Cortinametraggio 2026 in una affollata masterclass in cui i nuovi talenti cercavano risposte da un regista che dall'epoca del primo corto, Supereroi, che ha debuttato proprio nel festival creato da Maddalena Mayneri, non ha sbagliato un colpo. . Genovese li ha esortati all'originalità: "Oggi il leitmotiv — ha spiegato il regista — è: facciamo quello che piace al pubblico. Invece dovrebbe essere: facciamo quello che potrebbe piacere. Per uscire dagli schemi, per incontrare il nuovo, te la devi rischiare". Un principio che lo stesso Genovese conosce bene, dopo aver ricevuto più di un rifiuto per Perfetti sconosciuti, film arrivato nelle sale solo grazie alla sua perseveranza e poi diventato un caso internazionale". Tra i temi della masterclass lo spauracchio dell'intelligenza artificiale che sta impattando sul cinema. La rivoluzione dell'IA, per Genovese, è tanto clamorosa quanto inquietante. "È pericolosa, fa paura perché potrebbe rimpiazzare l'arte, ed è sconsolante. Temo che la velocità con cui si sta evolvendo sarà tale per cui molti di noi non faranno più questo lavoro. Esiste un range di prodotti che va dal discreto al buono, e poi ci sono gli altri. La parte della scrittura si sta evolvendo in maniera preoccupante perché è in grado di creare prodotti discreti, e molte aziende lo stanno già facendo. Se sei in quel range sei a rischio, perché sei sostituibile". L'intelligenza artificiale, riflette, pesca inevitabilmente nel già fatto. "Mi ha colpito controllare con l'IA la traduzione in inglese di una sceneggiatura: aveva capito i personaggi, l'ironia, il sarcasmo, che sono caratteristiche prevalentemente umane. Da lì ho capito che il lavoro dello sceneggiatore è completamente stravolto. È preoccupante, e ci costringe però ad essere più bravi".
G.Thomas--VC